La mostra
Allestita nella Galerie Jardin del museo Quai Branly, Jacques Chirac, Africa Fashion si tiene dal 31 marzo al 12 luglio 2026. Ideata dal Victoria and Albert Museum di Londra dopo sei tappe internazionali, presenta un racconto in sette sezioni che combina patrimonio e creazione contemporanea.
Attraverso tessuti, accessori, fotografie e pezzi di alta moda, la mostra ripercorre oltre sessant’anni di invenzione stilistica nel continente africano. Le sale mettono a confronto archivi storici e proposte attuali: stoffe commemorative legate ai movimenti di indipendenza e all’ANC accostano silhouette contemporanee firmate, tra gli altri, da Imane Ayissi e Thebe Magugu. Il percorso dà ampio spazio anche alla fotografia e alle immagini di studio che hanno contribuito a forgiare le identità visive moderne, un dialogo tra memoria politica, savoir-faire tessile e avanguardie creative. Pensata come una prospettiva internazionale, Africa Fashion afferma, pezzo dopo pezzo, il ruolo centrale dell’Africa nella creazione di moda mondiale e invita a ripensare la moda come uno spazio di storia, politica e innovazione.
Les pièces exposées, textiles, accessoires, photographies et créations de couturiers, ne sont pas seulement montrées, elles se répondent: tissus politiques côtoient vêtements de défilé, images de studio accompagnent parures artisanales. Ce va-et-vient offre au visiteur une lecture à la fois visuelle et intellectuelle de la mode africaine.
La scénographie, pensée pour faire entendre autant les fibres que les formes, favorise une circulation qui alterne moments d'intensité et respirations. C'est une manière de percevoir la mode comme acte culturel, mémoire collective et moteur d'innovation.
Perché andare
Africa Fashion al museo Quai Branly, Jacques Chirac propone una rilettura vibrante della moda africana, dai tessuti politici alle creazioni d'avanguardia. Ideata dal Victoria and Albert Museum dopo sei tappe internazionali, la mostra (31 marzo - 12 luglio 2026, Galerie Jardin) unisce tessuti, fotografia e alta moda.
Dalle indipendenze alla rinascita culturale
Le vêtement comme message: la première section interroge le rôle politique du textile depuis les années 1950. On y mesure l'usage du tissu comme acte d'affiliation et de résistance.
Quando il tessuto diventa atto di resistenza politica I movimenti di indipendenza africani, dagli anni Cinquanta, aprono un lungo periodo di creatività nella moda, musica e arti visive. Manifesti, pubblicazioni, registrazioni e fotografie documentano le trasformazioni tra metà anni Cinquanta e il 1994, anno della fine dell’apartheid in Sudafrica. Il tessuto commemorativo ANC Nelson Mandela del 1991 incarna questo impegno politico. Tessuto commemorativo ANC Nelson Mandela, Sudafrica, 1991 Produrre e indossare tessuti tradizionali diventa gesto politico in un contesto di lotta ed emancipazione. Stampe a cera, tessuti commemorativi, àdìrẹ tinti all’indaco, kenté multicolori in seta o cotone, bògòlanfini ottenuti da terra e materie vegetali: queste tecniche da tutto il continente compongono una storia tessile plurale. Il tessile in Africa funziona come un vettore di comunicazione politica e affiliazione identitaria, ben oltre la funzione vestimentaria. Prima della liberazione di Nelson Mandela l’11 febbraio 1990, il governo sudafricano aveva vietato la mostra pubblica della sua immagine e dei colori dell’ANC. Dopo la fine dell’apartheid, questi tessuti con l’effige di Mandela furono prodotti in massa come simboli di resistenza e orgoglio nazionale. Questo tessuto apre la sezione «Rinascita culturale» e illustra come l’abito in Africa veicoli un messaggio collettivo.
Le tissu commémoratif ANC Nelson Mandela de 1991 incarne cet engagement politique. Fabriquer et porter des tissus traditionnels deviennent des gestes politiques dans un contexte de lutte et d'émancipation.
Imprimés à la cire, tissus commémoratifs, àdìrẹ teints à l'indigo, kenté multicolores en soie ou coton, bògòlanfini obtenus à partir de terre et de matières végétales: ces techniques issues de tout le continent composent une histoire textile plurielle. Le textile en Afrique fonctionne comme un vecteur de communication politique et d'affiliation identitaire, bien au-delà de sa fonction vestimentaire.
Avant la libération de Nelson Mandela le 11 février 1990, le gouvernement sud-africain avait interdit l'affichage public de son image et des couleurs de l'ANC. Après la fin de l'apartheid, ces textiles à l'effigie de Mandela furent produits en masse comme symboles de résistance et de fierté nationale.
Ce tissu ouvre la section «Renaissance culturelle» et illustre comment le vêtement en Afrique porte un message collectif.
Nota della redazione
Si esce dalla mostra scossi e felici: la moda ritrova una voce, il tessuto diventa memoria e manifesto, e ogni silhouette racconta una storia che ti cattura al cuore. I pezzi e i ritratti funzionano come rivelazioni — eleganti, politiche, sensuali — che trasformano lo sguardo e reinventano cosa significa «essere visti».
Coup de cœur assicurato e visita indispensabile: una passeggiata generosa e intelligente che condivide senza enfasi la vitalità, l’audacia e la profondità della creazione africana contemporanea. Non perderla.
Catturare il cambiamento
La photographie occupe une place centrale: portraits studio et autoportraits constituent autant de manifestes visuels. Ces images enregistrent l'aspiration identitaire des jeunes nations et des diasporas.
Ritratti fotografici e costruzione delle identità africane Ritratti fotografici di Samuel Fosso, James Barnor, Sory Sanlé o Felicien Rodriguez catturano l’euforia delle nazioni nascenti e radicano la moda come strumento d’espressione nelle diaspore africane. La fotografia di studio diventa spazio di messa in scena dove l’abito afferma un’identità in piena ridefinizione. Quattordici autoritratti compongono la serie African Spirits di Samuel Fosso Samuel Fosso, nato in Camerun nel 1962 e sopravvissuto alla guerra del Biafra, apre il proprio studio fotografico a Bangui a tredici anni. Dalla fine degli anni Settanta sviluppa una pratica di autoritratto usando le scarti di pellicola dei clienti. Con la serie African Spirits, completata nel 2008, compie un salto politico incarnando le icone del panafricanismo e del movimento per i diritti civili. Samuel Fosso, African Spirits, 2008, stampa su carta baritata montata su alluminio, 76 × 101,6 cm La serie include quattordici autoritratti in grande formato in cui Fosso si trasforma in figure emblematiche delle lotte per i diritti civili e le indipendenze africane: Angela Davis, Martin Luther King Jr., Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah, Malcolm X, Mohamed Ali e Haile Selassie. Riproduce fotografie iconiche esistenti e porta in vita queste figure per commemorare chi ha lottato per i diritti dei neri. La scelta del bianco e nero conferisce a ogni ritratto una dimensione commemorativa e universale. Il progetto, iniziato nel 1997 e finanziato dal collezionista Sindika Dokolo, è presente nelle collezioni del MoMA di New York, della Tate Modern di Londra e del museo Quai Branly di Parigi.
Samuel Fosso y joue un rôle particulier: arrivé très jeune à la photographie, il a développé dès les années 1970 une pratique d'autoportrait qui interroge les figures publiques et les icônes panafricaines. Sa série African Spirits, composée d'autoportraits, confère à la scénographie une intensité à la fois personnelle et collective.
Regarder ces images en regard des pièces textiles, c'est sentir comment le vêtement circule entre l'intime et le politique. Pour qui aime les rencontres visuelles fortes, cette section offre plusieurs moments qui restent en mémoire.
Domande frequenti
Quando e dove si tiene la mostra Africa Fashion?
La mostra si tiene dal 31 marzo 2026 al 12 luglio 2026 nella Galerie Jardin del Museo Quai Branly, Jacques Chirac, 37 Quai Jacques Chirac, 75007 Parigi. Ideata dal Victoria and Albert Museum dopo diverse tappe internazionali, offre un percorso storico e contemporaneo della creazione di moda africana.
Quali sono gli orari di apertura e ci sono serate o ingressi gratuiti?
Il museo è chiuso il lunedì. Gli altri giorni: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:30 alle 19:00; giovedì apertura serale fino alle 22:00 (orario 10:30 - 22:00). L’ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese per tutti.
Quanto costa l’ingresso e quali sono le condizioni per gratuità o tariffe online?
Il biglietto intero adulto costa 14 €. I biglietti sono venduti online; in base alla piattaforma possono essere applicate spese aggiuntive. Questi biglietti danno accesso alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee. L’ingresso in loco è gratuito per minori di 18 anni, cittadini EU tra 18 e 25 anni e visitatori con disabilità.
Come arrivare da Parigi e dove sono gli accessi ai trasporti?
Il museo è servito da diverse linee: metropolitana linea 9 (fermate Alma-Marceau o Iéna), linea 6 (Bir-Hakeim) e linea 8 (École Militaire); RER C (fermata Pont de l'Alma); autobus linea 42 (fermate Tour Eiffel o Bosquet-Rapp) e linea 72 (fermata Alma-Marceau). La mostra si trova nella Galerie Jardin all’interno del museo (37 Quai Jacques Chirac).
L'avanguardia e il tessuto indaco
La trajectoire des créateurs pionniers dialogue avec les audaces contemporaines, de Kofi Ansah à Thebe Magugu. L'indigo tient ici le rôle de fil conducteur visuel et symbolique.
Cinque creatori pionieri fondano la prima generazione di designer africani A metà del XX secolo, la moda africana ottiene una diffusione locale e internazionale grazie a cinque creatori emblematici: Shade Thomas-Fahm (nata nel 1933), Chris Seydou (1949-1994), Kofi Ansah (1951-2014), Alphadi (nato nel 1957) e Naïma Bennis (1940-2008). Le loro carriere costituiscono la prima generazione di designer africani riconosciuti fuori dal continente. Kofi Ansah, soprannominato «il bambino terribile della moda ghanese», è diplomato al Chelsea College of Art di Londra. Si fa prima conoscere a livello internazionale per poi fondare il proprio marchio nel 1981. Rientrato in Ghana, nel 1992 lancia il marchio ArtDress. Le sue creazioni si distinguono per un uso audace dei tessuti africani, kenté, bògòlanfini, indaco, tie-dye, trasposti in un vocabolario haute couture internazionale. L’indaco, pigmento naturale usato da millenni in Africa occidentale, rimane uno dei segni visivi più potenti della creazione tessile sul continente. Kofi Ansah, 'Indigo' Couture, 1997, Emmanuel Narh Gaduga “Taller” e Linda Tsirakasu Foto
Kofi Ansah, formé au Chelsea College of Art, illustre ce pont entre savoir-faire africain et vocabulaire haute couture: la création de son label ArtDress en 1992 a servi à transposer kenté, bògòlanfini et tie-dye dans un registre formel nouveau. Ces pièces anciennes et leurs résonances contemporaines donnent au parcours une épaisseur historique.
La présence simultanée de créateurs actuels, Imane Ayissi, Thebe Magugu, Ibrahim Kamara, confirme que la mode africaine est aujourd'hui à la fois héritière et avant‑gardiste. On ressort de ces salles avec la sensation d'avoir observé une filiation vivante entre artisans, pionniers et innovators contemporains.
En quittant la Galerie Jardin, on garde l'image d'un indigo profond, d'une coupe affirmée et d'une photographie qui tient la mémoire: des impressions durables qui invitent à revoir ses idées reçues sur l'origine et l'influence de la mode.
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