La mostra
Una stagione pensata come un percorso plurale che combina riflessioni teoriche e proposte plastiche.
« Norme del Corpo » si tiene dal 3 aprile al 13 settembre 2026 al Palais de Tokyo.
Otto mostre sono riunite, dal formato retrospettivo all'intervento in situ che interroga l'architettura stessa del luogo.
Il filo conduttore della programmazione è il validismo: la stagione osserva come le norme di salute e di performance classificano ed escludono i corpi, per poi rovesciare questa logica facendone materia di creazione.
Un unico biglietto dà accesso alle otto proposte e invita a comporre la visita fra metafora formale e impegno politico.
Perché andarci?
Visitare Norme del Corpo significa prendersi il tempo per una visita che cambia lo sguardo sul corpo e sul museo stesso.
IL GESTO - un intero edificio attraverso la lente della fragilità
Una stagione ideata sotto la presidenza di Guillaume Désanges, che firma il testo introduttivo.
Quando la fragilità diventa una forza condivisa. La stagione è immaginata sotto la presidenza di Guillaume Désanges, che ne firma anche il testo introduttivo. Parte da una parola precisa: il validismo, quel sistema che classifica i corpi secondo una norma di salute e performance.
Divide da una parte chi ritiene conforme, dall'altra chi considera deficitario. Piuttosto che farne motivo di pietà, la stagione rovescia la prospettiva: la fragilità diventa esperienza comune e persino forza creatrice.
Basta un incidente, una malattia o l'età per uscire dalla norma. È, ricorda la stagione, forse la cosa più condivisa dall'umanità.
Non tutte le mostre affrontano il tema allo stesso modo: la programmazione spazia dalle opere più astratte a quelle più apertamente impegnate.
Nota della redazione
Norme del Corpo compie un'impresa delicata: fare della fragilità non un tema compassionevole ma un metodo di creazione.
La stagione invita a muoversi diversamente nel museo e a lasciare che lo sguardo, talvolta disorientato, si riorienti.
GRANDI FIGURE - la vulnerabilità diventa scultura
Figure storiche e voci contemporanee dialogano per riflettere sulla fragilità come forma.
Cathy de Monchaux, Pauline Curnier Jardin, Jesse Darling Il Palais de Tokyo presenta la prima retrospettiva dedicata a Cathy de Monchaux, scultrice britannica, dal titolo « Studio, Wounds and Battles, Desire is the Reiteration of Hope ». Riunisce una cinquantina di opere, dal 1984 a oggi, dove il velluto convive con il metallo, il pizzo con i rivetti e l'osso.
Le sue sculture giocano con la seduzione e la minaccia, dall'intimo al monumentale: dal cesto a forma di barca Dreamboat (1986) all'unicorno di metallo Bronze unicorn (2025). Quest'ultimo richiama il primo pezzo che lei conserva, dai tempi degli studi, come un totem.
I titoli risultano da un lavoro di scrittura, come Never forget the power of the tears.
Domande frequenti
Quali sono le date e gli orari di Norme del Corpo?
La stagione si svolge dal 3 aprile al 13 settembre 2026. Il Palais de Tokyo è aperto dalle 12:00 alle 22:00 tutti i giorni tranne il martedì; apertura serale fino a mezzanotte il giovedì.
Dove si svolge la mostra e come arrivarci?
Luogo: Palais de Tokyo, 13 avenue du Président Wilson, 75116 Parigi. Metropolitana - Linea 9: stazioni Iéna o Alma-Marceau. RER - RER C: stazione Pont de l’Alma. Biciclette in condivisione - Vélib': stazione 8046 (Marceau, avenue du Président Wilson).
Come acquistare un biglietto e qual è il prezzo?
I biglietti si prenotano online, la comunicazione menziona la piattaforma Tiqets. Il prezzo adulto indicato è di 13 € per i visitatori oltre i 26 anni; un unico biglietto dà accesso alle otto mostre della stagione.
La mostra è accessibile a persone con mobilità ridotta o altre necessità?
L'accessibilità è pensata come tema centrale della stagione e oggetto di interventi artistici. Alcune zone del Palais, in particolare lo spazio Païpe, sono storicamente meno accessibili e sono esplicitamente investite da artisti per interrogare questi limiti.
IL MUSEO IN QUESTIONE - l'accessibilità come tema
Il Palais de Tokyo fa dell'accesso e della circolazione negli spazi un vero e proprio tema artistico.
L'accessibilità intesa come materia d'opera. Forse il gesto più diretto della stagione. Invitato nello spazio Païpe, uno dei luoghi meno accessibili del Palais per persone con mobilità ridotta, l'artista americano Joseph Grigely ne fa il cuore di « This Is Where We Are ».
Sordo, lavora da più di trent'anni sull'accesso: chi entra, chi circola, chi si vede negare un luogo o uno scambio. Vi concepisce quella che chiama una « protesi d'accesso » e fa dell'accessibilità, solitamente relegata ai margini, un materiale d'opera a tutti gli effetti.
La sua riflessione assume la forma di opere, di una pubblicazione stampata e di modelli che cercano, per esempio, come una scala potrebbe funzionare anche da rampa. Si ritrovano anche le sue Conversation Pieces: appunti scritti da persone udenti per comunicare con lui, ricomposti in racconti frammentari.
Benoît Piéron parte, dal suo canto, da una lunga convivenza con l’ospedale e, più recentemente, dalla scoperta della propria intersessualità, il fatto di nascere con caratteristiche sessuali che sfuggono alle categorie maschile e femminile. Ne trae materia per trasformare sale d'attesa e luci notturne in un ambiente scintillante e disorientante.
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