Da vedere - Kwame Akoto. Almighty God Art Works
Dal 31 marzo al 6 settembre 2026, la curatrice Sarah Ligner riunisce circa sessanta dipinti che restituiscono l’energia unica dell’atelier-bottega di Akoto.
Nato nel 1950, Kwame Akoto ha forgiano, dagli anni ’70, una pratica al crocevia tra commissione commerciale e predicazione. Formatosi come pittore di insegne e stabilitosi a Kumasi, ha realizzato decorazioni per veicoli e facciate mentre sviluppava un’opera personale immediatamente leggibile e profondamente impegnata.
Il museo del quai Branly presenta un panorama denso e coerente di questo percorso: slogan dipinti, aforismi moralistici, ritratti e scene della vita quotidiana ghanese compongono quadri che istruiscono e interrogano. La presentazione valorizza la vicinanza tra gesto artigianale e messaggio religioso.
Il museo possiede inoltre un’opera di Akoto acquisita nel 2017, che radica la venuta dell’artista nella collezione e permette al pubblico parigino di misurare l’eco internazionale di una pratica a lungo circoscritta alle strade e agli incroci del Ghana.
Perché andarci
Quattro buone ragioni per visitare « Kwame Akoto. Almighty God Art Works » al quai Branly.
L'atelier di Suame Junction
L’atelier Almighty God Art Works, aperto nel 1972 a Suame Junction (Kumasi), è al tempo stesso luogo di lavoro, bottega e punto di contatto con una clientela itinerante.
Situato in un crocevia strategico, l’atelier di Akoto risponde alle commissioni di autisti e trasportatori che fanno tappa nel quartiere. Sulle pareti esterne, le tele esposte fungono da vetrina itinerante: scritte vistose, composizioni narrative e immagini a lettura immediata attirano lo sguardo dei passanti e riassumono un’economia visiva popolare.
La mostra al quai Branly restituisce quest’atmosfera di atelier-bottega - ganci stretti, echi della strada, richiamo costante alle commissioni - per mostrare come uno spazio commerciale possa diventare un luogo di creazione dove l’arte serve anche la predicazione e la vita comunitaria.
Nota della redazione
Rara e indispensabile, la mostra di Akoto colpisce per chiarezza e calore della sua voce pittorica: tele che predicano, scherzano, interpellano — un’arte popolare e profonda che coinvolge senza mai perdersi in discorsi accademici. È un incontro viscerale con uno sguardo al tempo stesso tenero e affilato, una pittura che fa comunità e che si vive meglio in loco.
Andateci: se ne esce commossi, rinvigoriti e felici di aver visto opere che oggi hanno senso. Raccomando senza esitazioni.
Fede e rinascita spirituale
La conversione pentecostale di Akoto trasforma il rapporto con il testo e l’immagine: la pittura diventa strumento di predicazione.
Nel 1991, Kwame Akoto vive una conversione che rappresenta una svolta decisiva nel suo lavoro. Membro attivo della sua comunità di fede, integra nei suoi quadri passi biblici, rimproveri morali e formule di consolazione.
La serie Born again, realizzata a metà anni ’90, ripercorre esplicitamente questo capovolgimento personale e artistico. La fede non schiaccia la dimensione sociale della sua opera: anzi, vi si mescola.
I quadri moltiplicano avvertimenti civici ed esortazioni morali, mantenendo ironia e umorismo che rendono il messaggio accessibile e umano.
Domande frequenti
Quali sono le date e gli orari della mostra?
Dal 31 marzo al 6 settembre 2026. Aperto martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:30 alle 19:00; serale il giovedì fino alle 22:00. Chiuso il lunedì (tranne durante le vacanze scolastiche).
Dove si svolge la mostra all’interno del museo e come accedervi?
La mostra si tiene presso l’Atelier Martine Aublet del museo del quai Branly – Jacques Chirac (37 Quai Jacques Chirac, 75007 Parigi). Accesso: metro linea 9 (Alma-Marceau), RER C (Pont de l’Alma), bus 42 e 72.
Qual è il prezzo del biglietto e ci sono gratuità?
Il prezzo adulto è di 14 €. L’ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese. I biglietti sono disponibili.
Quanto tempo prevedere per la visita e cosa si vedrà?
Prevedete circa 45 minuti a 1 ora. Il percorso presenta una sessantina di dipinti dove si mescolano fede pentecostale, critica sociale, umorismo e un’estetica ereditata dalla pittura di insegne.
Sguardi e autoritratti
Il volto di Akoto e il motivo dell’occhio attraversano regolarmente le sue composizioni, strumenti di discernimento e di sguardo critico.
L’autoritratto ritorna spesso come dispositivo: talvolta Akoto si rappresenta, talaltra assume un ruolo o una figura simbolica. Queste presenze sono modi per interrogare l’identità dell’artista, la sua funzione di guida morale e la portata del suo messaggio.
I motivi di occhi incisi o dipinti fungono da promemoria costante allo sguardo, alla vigilanza e alla responsabilità individuale e collettiva. A volte ibridati, a volte stilizzati, questi volti e occhi conferiscono ai quadri un’intensità visiva che sostiene il testo dipinto e rafforza la dimensione performativa di queste immagini-prediche.
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