La mostra
Al Musée Zadkine, “Zadkine Art déco” svela un lato poco conosciuto di Ossip Zadkine: scultore sensuale, colorista audace e amante dei materiali preziosi. Allestita nel suo antico atelier trasformato in salone Art déco, la mostra fa rivivere la modernità vibrante degli anni 1920 e 1930 e invita a riscoprire la scultura come elemento decorativo e architettonico.
Nel 2025, il Musée Zadkine celebra il centenario dell’Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne del 1925. Questa mostra inedita svela un lato poco conosciuto di Ossip Zadkine: uno scultore sensuale, colorista audace, affascinato dai materiali preziosi. Oltre novanta opere, sculture, oggetti e mobili, rivelano i suoi stretti legami con i grandi decoratori Eileen Gray, André Groult e Marc du Plantier. Nel cuore del suo vecchio atelier parigino, sculture dorate, legni laccati e rilievi monumentali trasformano questo museo segreto in un vero salotto Art déco, vibrante della modernità degli anni ’20 e ’30.
Perché andarci
Zadkine Art déco svela un lato poco noto di Ossip Zadkine, quello di uno scultore sensuale e colorista, affascinato dalle materie e dal decoro. Allestita nel vecchio atelier-museo, la mostra offre un percorso intimo dove oltre novanta opere dialogano come in un vero salone Art déco.
La svolta decorativa: quando Zadkine diventa orientalista della materia
Dal cubismo all’ebbrezza ornamentale degli anni 1920 All’inizio degli anni ’20, Ossip Zadkine si allontana gradualmente dalla rigidezza cubista per esplorare nuove forme. Cerca un’espressione più carnale, più vibrante. Il colore invade le sue sculture: doratura, laccatura, lucidatura e patinatura simile agli artigiani medievali. Sotto l’influenza degli artigianati tradizionali giapponesi e cinesi, si entusiasma per gli effetti decorativi ed esperimenta legni esotici, pietra levigata, gesso dorato o laccato. Ogni materia diventa un campo di sperimentazione dove emerge una verità organica che la modellatura cubista aveva a volte soffocato. Ossip Zadkine (1890, 1967), L’Oiseau d’or, circa 1924, gesso dipinto e dorato a foglia Zadkine si definiva erede degli ebanisti medievali. Scriveva nei suoi ricordi di voler comportarsi «come un ebanista del XIII e XIV secolo che si fidava sempre del suo istinto». La lavorazione diretta trionfa nella sua opera: questa antica tecnica dove la forma nasce senza intermediari dal blocco di pietra o legno. In un mondo che riscopre il piacere del decoro, Zadkine celebra la bellezza dei saperi artigianali con rinnovata intensità. «Come un ebanista del XIII e XIV secolo che si fidava sempre del suo istinto.»
Nota della redazione
Colpo di fulmine assoluto: Zadkine Art déco svela un Ossip Zadkine spensierato e sensuale, orafo delle superfici, che lucida, dora e lacca per trasformare la scultura in un oggetto di charme. L’ambiente dell’atelier, trasformato in salone, rende palpabile questo dialogo tra arredamento e forme — si tocca la materia con gli occhi, si ride alle audacie colorate, e si esce con la sensazione di aver scoperto un artista pieno di golosità.
Se ne esce felici e curiosi, con uno sguardo rinnovato; è una visita deliziosa e necessaria per chi ama l’arte che celebra il tatto, il colore e lo spazio. Da non perdere.
Zadkine monumentale: dagli interni borghesi alla città
L’arte decorativa su scala architettonica Zadkine non crea solo per interni borghesi. Investe la città collaborando con architetti a Parigi e Bruxelles. Le sue figure slanciate e potenti si integrano in facciate e giardini moderni. La mostra “Zadkine Art déco” al Musée Zadkine presenta soprattutto i suoi contributi alle grandi esposizioni universali, rivelando un artista capace di pensare su scala monumentale. Oltre 90 opere raccolte nel vecchio atelier dello scultore Il percorso culmina con l’Esposizione internazionale delle arti decorative del 1925. È la sua maestria nella lavorazione diretta che fa sì che Zadkine venga chiamato per questo progetto importante. Accanto a François Pompon e ai fratelli Jan e Joël Martel, scolpisce direttamente nella pietra i rilievi della Pergola della Dolce Francia. Questo monumento collettivo, eretto sull’Esplanade des Invalides e dedicato alle leggende celtiche – il Sacro Graal, Tristano e Isotta, Merlino e Viviana – ha vinto il Gran Premio internazionale di architettura. Ricostruita nel 1935 a Étampes e classificata monumento storico nel 1998, la Pergola resta una delle rare testimonianze visibili dell’Art déco monumentale. Ossip Zadkine (1890, 1967), Testa di donna, 1924, pietra calcarea, intarsi di marmo grigio e riflessi di colore Questa Testa di donna incarna il raffinamento di Zadkine negli anni ’20. Scolpita in pietra calcarea con intarsi di marmo grigio per gli occhi e riflessi delicatamente applicati, rivela la passione dello scultore per i materiali preziosi. Quest’opera è appartenuta a Eileen Gray, figura principale del design Art déco, testimoniando il riconoscimento di cui Zadkine godeva presso i più grandi creatori del suo tempo.
Domande frequenti
Quali sono le date e il luogo della mostra?
“Zadkine Art déco” si tiene dal 15 novembre 2025 al 12 aprile 2026 al Musée Zadkine, 100 bis rue d’Assas, 75006 Parigi. Il percorso riunisce oltre novanta opere, sculture, oggetti e mobili, nel cuore del vecchio atelier dello scultore.
Quali sono gli orari di apertura e i giorni di chiusura?
Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00 (ultimo ingresso alle 17:30). Chiude il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Come procurarsi un biglietto e qual è il prezzo per un adulto?
I biglietti sono disponibili online; è consigliata la prenotazione online. Il prezzo indicato per gli adulti è di 12,70 €.
Come si accede al museo e quali regole pratiche conoscere prima della visita?
Il Musée Zadkine è facilmente raggiungibile: metro Vavin (linea 4) o Notre‑Dame‑des‑Champs (linea 12); RER Port‑Royal o Luxembourg (RER B); autobus linee 38, 58, 82, 83 e 91. Il sito è accessibile alle persone con mobilità ridotta. Da sapere: non ci sono guardaroba; borse voluminose (superiori a 40 cm), valigie e oggetti ingombranti non sono ammessi all’interno del museo.
L’atelier trasformato in salone Art déco: Eileen Gray, André Groult, Marc du Plantier
Quando scultura e arredamento fondono in un ambiente anni ’30 L’ultima sezione della mostra invade lo stesso atelier dove Zadkine visse e lavorò fino al 1967. I mobili e gli oggetti di Eileen Gray, André Groult e Marc du Plantier dialogano con le sue sculture. Un tavolo laccato di Groult risponde al Torso d’ermafrodito; una sedia sdraio di Gray fa eco alle curve sensuali delle sue figure femminili; un paravento di Marc du Plantier riflette la luce dorata de L’Oiseau d’or. ✨ L’insieme ricrea l’atmosfera morbida di un interno Art déco abitato: luci soffuse, profondi riflessi delle lacche, calore dei legni preziosi. La scenografia fa vibrare i materiali e dà l’impressione di essere invitati da un collezionista degli anni ’30. Ricordiamo che nel 1925 Eileen Gray aveva invitato Zadkine a esporre nella sua galleria Jean Désert accanto a Chana Orloff. Si capisce subito che Zadkine non era solo lo scultore tormentato del Dopoguerra; fu anche un creatore totale, amato e raccolto dai più grandi decoratori del suo tempo. Ossip Zadkine (1890, 1967), Torso d’ermafrodito, 1925, 1931, legno di acacia laccato in collaborazione con André Groult
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