La mostra
Una collaborazione tra il museo Cognacq-Jay e il Palais Galliera che mette in relazione archivi pittorici e reperti tessili.
« Rivelare il femminile. Moda e apparenze nel XVIII secolo » occupa sei sale dell'hôtel Donon, dal 25 marzo al 20 settembre 2026.
Il percorso associa ritratti, scene galanti e abiti d’epoca per mostrare la moda come motore d’identità nel secolo dei Lumi. Dai rasi ricamati della corte di Luigi XV alle mussoline che anticipano lo stile Impero, la scenografia articola materia e immagine, pittura e tessuto, in un dialogo costante.
Il progetto scientifico riunisce Pascale Gorguet Ballesteros
Perché andare?
Quattro buoni motivi per entrare nell'hôtel Donon quest'estate.
Satine, ritratti e prestigio: la moda come linguaggio
Le prime sale mettono a confronto l'abito dipinto e l'abito reale per decifrare un codice sociale fatto di trame e ornamenti. Abiti, mantelletti e pezzature dello stomaco diventano parole catturate dalla pittura e dal tessuto.
Quando l’abito dipinto rivaleggiava con l’abito reale. Le prime sale confrontano dipinti e costumi d’epoca. Abiti alla francese portati con paniers, pezzature dello stomaco ricamate, mantelletti di pizzo: ogni abito esposto trova il suo eco nelle tele appese accanto.
Il percorso, concepito da Pascale Gorguet Ballesteros (Palais Galliera), Adeline Collange-Perugi (Museo d’arte di Nantes) e Saskia Ooms (Museo Cognacq-Jay), risponde a « La moda del XVIII secolo. Un’eredità immaginata » della stessa curatrice al Palais Galliera.
Un ritratto attribuito a Nattier idealizza i lineamenti di Madame Adélaïde, figlia di Luigi XV, rendendo con precisione la caduta di un raso blu.
La rivalità tra nobiltà e borghesia emergente alimenta questa arte dell’apparire, dove la scelta di un tessuto o di un gioiello segnala il rango e costruisce l’immagine di sé.
La sala successiva restringe il campo su tre ritrattisti la cui tecnica magnifica le materie. Antoine Vestier, formato nella miniatura, dettaglia la finezza di un motivo floreale su un taffetà.
Adélaïde Labille-Guiard, ella stessa miniaturista e figlia di un merciaio parigino proprietario della boutique di moda “À la toilette”, trae da questo universo mercantile un gusto sicuro per il costume. Élisabeth Vigée Le Brun, figlia di una parrucchiera e di un pastellista, si è formata presso un pittore a ventaglio, una pratica che ha affinato la sua attenzione ai dettagli ornamentali.
Velluti, pellicce, ricami d’oro: ogni ornamento segnala uno status e compone un ritratto di sé.
Nota della redazione
Andare a vedere “Rivelare il femminile” significa leggere, al ritmo dei tessuti e delle cornici, un racconto del secolo dei Lumi in cui la moda diventa strumento di conoscenza: la visita si vive come una lezione di tattilità e storia degli sguardi.
Mussoline bianche e gioie infantili
A partire dagli anni 1770 il ritratto si alleggerisce e rappresenta una nuova intimità.
L’intimità in luce: quando le sottovesti prendono il sopravvento. A partire dagli anni 1770, il registro del ritratto cambia. I filosofi celebrano la felicità coniugale; Jean-Jacques Rousseau pubblica Émile o Sull’educazione già nel 1762, attribuendo al bambino una psicologia degna di attenzione.
Una nuova serie di ritratti accompagna queste idee: le donne vi appaiono con una bellezza più semplice, i bambini sono giocosi e dispettosi. Sale tematiche costituiscono il percorso nell’hôtel Donon. L’abito traduce questa mutazione.
Cotoni e mussoline bianche, provenienti dalla biancheria intima e dall’universo intimo, invadono i ritratti. Le sottovesti prendono il sopravvento.
Questo piccolo ritratto rappresenta Émilie Vernet all’età di nove anni, in busto, il viso orientato tre quarti verso sinistra. La bambina indossa un abito di raso bianco e una collana di perle, mentre alza la mano destra verso il volto in un gesto giocoso.
Figlia del celebre pittore di marine Joseph Vernet, Émilie fa parte di una serie di tre ritratti di bambini Vernet realizzati da Lépicié tra il 1769 e il 1771, poiché entrambe le famiglie abitavano al Louvre. La dolcezza maliziosa del volto di Émilie testimonia un rinnovamento dello sguardo rivolto all’infanzia, anche se, vestita come un’adulta, la sua atteggiamento conserva l’ambiguità di una “piccola donna”.
Questa tensione tra ornamento adulto e naturalezza infantile illustra la transizione che la mostra evidenzia nella sala 4, dove l’influenza delle idee rousseauiste inizia a trasformare la rappresentazione dell’infanzia nel ritratto francese. Dipinti francesi e inglesi si rispondono lungo tutto il percorso.
I primi, nutriti dall’ideale rousseauista, privilegiano il naturale e l’emozione familiare. I secondi coltivano un’eleganza raffinata e disinvolta.
All’alba del XIX secolo, queste due tradizioni si influenzano reciprocamente e annunciano l’abbandono progressivo dei paniers e dei corsetti a stecche a favore di abiti fluidi con cintura alta, prime del futuro stile Impero.
Domande frequenti
Quali sono le date e gli orari della mostra?
La mostra si tiene dal 25 marzo al 20 settembre 2026 al museo Cognacq-Jay
Quanto tempo prevedere per la visita e cosa comprende il biglietto?
Prevedi circa 1 ora a 1 ora e 30 per attraversare le sei sale e apprezzare il dialogo tra pitture e abiti. Il biglietto dà accesso alle collezioni permanenti del XVIII secolo. Tariffa adulto indicata: 11 €.
Come si acquistano i biglietti?
La prenotazione online è consigliata; i biglietti sono disponibili secondo le informazioni ufficiali. L’acquisto in loco resta possibile entro la disponibilità dei posti.
Dove si trova il museo e come accedervi?
Il museo Cognacq-Jay è situato nel cuore del Marais, nell'hôtel Donon. È raggiungibile con i mezzi pubblici, incluso la metropolitana.
L'abito alla francese, anatomia di una silhouette
L'abito alla francese incarna l'architettura dell'apparire nel XVIII secolo, tra ingegneria tessile e messa in scena del corpo.
Seta broccata, paniers e pieghe piatte: anatomia di una silhouette d’apparato. Capolavoro del guardaroba femminile nel secolo dei Lumi, l’abito alla francese incarna da solo l’unione del lusso tessile e della silhouette scolpita.
La sua architettura, con pieghe piatte sulla schiena, paniers laterali e corpetto a stecche, disegna un’allure riconoscibile fra tutte, che i pittori di corte restituiscono con una precisione che rivaleggia con il tessuto reale.
L’abito alla francese in seta broccata esposto qui, datato anni 1770, 1775, illustra l’apice di questo stile sotto il regno di Luigi XVI.
Caratterizzato dalle pieghe piatte che si prolungano in strascico, si indossa sopra un corpetto a stecche e un panier che allarga i fianchi.
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