La mostra
Un'indagine visiva e documentaria sul ruolo del patrimonio nei conflitti contemporanei.
« Patrimoni in resistenza » si tiene alla Cité de l’architecture et du patrimoine dal 20 maggio 2026 al 3 gennaio 2027. Il percorso parte da un dato preciso: nel XXI secolo, monumenti e centri storici sono tra gli obiettivi privilegiati dei conflitti armati, da Bâmiyân a Odessa.
Ideato da Élisabeth Essaïan, Mathilde Leloup e Yves Ubelmann, il progetto articola tre sequenze - Cancellare - Resistere - Riparare - e mette a confronto contesti storici e scene contemporanee: Timbuctù, Palmira, Mosul, Gaza, Aleppo, Odessa. La scenografia combina mappe dell’atelier cartografico di Sciences Po, fotografie, calchi, modelli, film e restituzioni 3D realizzate da Iconem.
Collocata sotto il patrocinio della Commissione nazionale francese per l’UNESCO e realizzata in collaborazione con la Réunion des musées nationaux, Grand Palais
Perché andarci?
Quattro solidi motivi per visitare la mostra fin dall'apertura.
Cancellare: dalla demolizione alla propaganda
La prima sequenza mostra come e perché il patrimonio diventa uno strumento di guerra.
Un secolo di distruzioni patrimoniali messe a confronto. All’ingresso, una mappa dell’atelier di cartografia di Sciences Po allinea Timbuctù, Bâmiyân, Palmira, Gaza e Odessa sullo stesso piano, e documenta i metodi: demolizione, bombardamento, saccheggio, spostamento delle popolazioni. Il percorso si sposta poi verso il 1914.
Fotografie di monumenti distrutti si affiancano a calchi di sculture medievali francesi, realizzati prima della guerra su edifici scomparsi. Pannelli riportano le diciture dell’epoca: « scultura distrutta dai barbari, III-V secolo », « scultura mutilata dai tedeschi ».
Più avanti, L’Illustration e cartoline documentano le distruzioni di Lovanio, il 25 e 26 agosto 1914, poi di Reims, il 19 settembre successivo, con disegni di Georges Scott e François Flameng.
Nota della redazione
Patrimoni in resistenza riesce a coniugare rigore documentario e carica umana: la visita educa senza sminuire l’emozione, e fa comprendere che proteggere la memoria materiale significa anche proteggere storie e vite.
Una mostra che invita a guardare e a comprendere.
Resistere: proteggere, documentare, trasmettere
La sala centrale è dedicata ai gesti concreti di salvaguardia, dal taccuino di campo alla digitalizzazione tramite satellite.
Digitalizzazione, inventari e gesti ordinari di salvaguardia. Nella sala successiva, gli schermi di Iconem mostrano Mosul vecchia, digitalizzata in Iraq nel 2018, che si ricompone pietra dopo pietra; accanto scorrono Palmira, Bâmiyân, Timbuctù.
Intorno, modelli a bassa scala ricostruiscono rifugi provvisori, casse per la messa in sicurezza, inventari manoscritti. Video seguono collettivi di cittadini e architetti che misurano, fotografano, imballano.
La protezione del patrimonio, a lungo affidata all’UNESCO, all’ALIPH o alla Fondazione Aga Khan, ora si basa su ONG, associazioni e relais locali. La Cité de l’architecture et du patrimoine mostra questi gesti ordinari nella loro materialità.
Una vetrina raccoglie taccuini di campo, schede inventariali, dischi rigidi. 2023 Il centro storico di Odessa è iscritto d’urgenza nella Lista del patrimonio mondiale e in quella del patrimonio in pericolo, il 25 gennaio.
L’esempio ucraino è mostrato in parallelo con la Siria: il centro storico di Odessa, iscritto d’urgenza dall’UNESCO nella Lista del patrimonio mondiale in pericolo il 25 gennaio 2023, dialoga con Palmira, filmata nel 2016 dopo il ritiro dello Stato Islamico. Due guerre, due decenni, la stessa meccanica documentaria.
Un’altra vetrina presenta opere contemporanee in dialogo con questi gesti documentari. Sul terreno dei conflitti, ogni gesto quotidiano protegge tanto i corpi quanto la memoria degli abitanti.
Un biglietto per la Cité de l’architecture et du patrimoine dà accesso a tutte le collezioni permanenti. Guerchom Ndebo, Parco nazionale dei Virunga, RDC, dicembre 2020.
Uomini trasportano carbone al mercato stradale di Kulupango, al confine del parco nazionale dei Virunga, a nord della città di Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Nell’immagine, uomini attraversano un mercato rurale portando sulle spalle grandi sacchi neri carichi; sullo sfondo si intravedono altri portatori e l’ombra di alberi tropicali.
La scena, catturata nel dicembre 2020 da Guerchom Ndebo, fotografo con base a Goma, si svolge a Kulupango, al confine del parco nazionale dei Virunga, il parco nazionale più antico d’Africa, riconosciuto patrimonio mondiale dell’UNESCO. Questo mercato, principale fornitore di Goma, vede transitare un carbone di cui più della metà proviene, secondo WWF, dallo sfruttamento illegale del parco.
Realizzata nell’ambito del progetto collaborativo Congo in Conversation diretto da Finbarr O’Reilly, vincitore dell’11° Premio Carmignac di fotogiornalismo, la fotografia amplia la nozione di patrimonio oltre l’edificato: alla Cité de l’architecture et du patrimoine illustra una forma contemporanea di cancellazione, l’ecocidio, che colpisce il patrimonio naturale e le comunità che ne dipendono.
Domande frequenti
Quali sono le date e il luogo della mostra « Patrimoines en résistance »?
La mostra si tiene dal 20 maggio 2026 al 3 gennaio 2027 alla Cité de l’architecture et du patrimoine, 1 place du Trocadéro et du 11 Novembre, 75116 Parigi.
Quali sono i giorni e gli orari di apertura della Cité?
La Cité è aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle 11:00 alle 19:00, con una serata speciale il giovedì fino alle 21:00. Chiusure eccezionali: 1° gennaio, 1° maggio, 14 luglio e 25 dicembre.
Cosa presenta il percorso della mostra?
Il percorso articola tre sequenze - Cancellare - Resistere - Riparare - e raccoglie mappe.
Qual è il prezzo del biglietto e cosa dà accesso?
Tariffa adulto: 13 €. Il biglietto dà accesso anche alle collezioni permanenti; biglietti salta-fila sono offerti online, su piattaforme partner, ad esempio Tiqets.
Riparare: oltre la ricostruzione
L'ultima sequenza indaga la riparazione post-conflitto, un concetto ampliato che unisce tecnica, memoria e legame sociale.
Cantieri-scuola, memoria delle vittime e restituzione digitale. L’ultima sequenza di « Patrimoni in resistenza » raccoglie frammenti, rilievi e campioni che testimoniano i cantieri in corso su diversi territori. Video documentano cantieri-scuola condotti con le popolazioni locali, dove futuri progettisti imparano a ricostruire un muro, a rilevare una volta.
Nel XXI secolo il vocabolario è cambiato: accanto alla ricostruzione, si parla ora di riparazione post-conflitto, un approccio globale che interviene spesso prima della fine dei combattimenti. I documenti raccolti riguardano non solo l’edificato: trattano anche l’ambiente naturale, i corpi e gli spiriti, e in particolare le donne vittime di violenze sessuali.
Più avanti, modelli a grandezza naturale presentano dispositivi della memoria: stele basse, percorsi a terra, piantagioni. L’obiettivo, dichiarato apertamente, è ricostruire una società e ristabilire le condizioni spaziali e temporali di una vita comune.
Nell’ultima sala, la digitalizzazione di Mosul dialoga con fotografie di ricostruzione a Timbuctù. Un numero fluttua sopra queste immagini: il 27 settembre 2016, la CPI condannava a nove anni di carcere Ahmad al-Faqi al-Mahdi, primo accusato giudicato per distruzione del patrimonio.
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