La mostra
Per il suo centenario, Marilyn Monroe è protagonista di una retrospettiva alla Cinémathèque française che invita a riscoprire l’artista dietro l’icona. Questo percorso dinamico, incentrato sulla sua dimensione di interprete, invita a rivedere i suoi film e la sua carriera sotto una luce nuova.
Dall’8 aprile al 26 luglio 2026, la mostra «Marilyn Monroe: 100 anni!» invade la Cinémathèque française per celebrare il centenario di un’attrice amata e poco conosciuta. Costumi originali, fotografie di Eve Arnold, Richard Avedon e Andy Warhol, estratti cinematografici e documenti rari compongono un percorso che rimette l’interprete al centro della narrazione. Lontano dal semplice omaggio nostalgico, questa retrospettiva rivela il lavoro di un’attrice troppo a lungo ridotta alla sua immagine di sex symbol. Il visitatore scopre le prove tangibili di un talento sottovalutato, tra glamour hollywoodiano e determinazione artistica.
Perché andare
Alla Cinémathèque française, «Marilyn Monroe: 100 anni!» (8 aprile - 26 luglio 2026) propone una rilettura sensibile e documentata della star, riunendo costumi, fotografie ed estratti cinematografici. La mostra rimette l’interprete al centro della narrazione e invita a riscoprire il talento dietro l’icona.
Celebrare la star nella sua opulenza visiva
Glamour hollywoodiano, Technicolor e costruzione di un’icona Il visitatore entra nell’universo sfavillante degli anni ’50. La mostra espone il materiale pubblicitario della Twentieth Century Fox, il guardaroba della star e i ritratti firmati Eve Arnold, Richard Avedon e Andy Warhol. Queste immagini catturano la traiettoria di Monroe nell’epoca del Technicolor e del grande schermo, quando ogni decisione della celebrità faceva notizia. Ernst Haas (1921-1986), Marilyn Monroe in macchina, ‘The Misfits’, Nevada, 1960, stampa gelatina argentica Foto Ernst Haas (1921-1986) La Fox ha costruito l’ideale di una donna vivace, erotizzata ma senza volgarità, attraverso i primi film dell’attrice e un materiale promozionale curato nei dettagli. Ogni costume, ogni manifesto testimonia il controllo del sistema delle star sull’icona, rivelandone nello stesso tempo una fotogenia eccezionale. Il visitatore misura quanto Monroe cristallizzi le contraddizioni di un’epoca puritana e ossessionata dalla sessualità. Il percorso prosegue con un’installazione ispirata alla cultura ballroom. Questa sezione illumina l’eredità postuma di Monroe, scomparsa a trentasei anni. La sua immagine si è trasformata da allora in un fenomeno culturale duraturo, alimentato da collezionisti privati e da una holding che gestisce i suoi diritti. «Marilyn Monroe: 100 anni!» rende visibile questo meccanismo della postertà.
Nota della redazione
La mostra sceglie la raffinatezza anziché lo sfarzo: riunendo il guardaroba originale, il materiale pubblicitario della Twentieth Century Fox e documenti d'archivio, restituisce l'ambiente visivo, Technicolor, schermo largo, glamour hollywoodiano, in cui Marilyn ha costruito i suoi personaggi. I ritratti firmati da Eve Arnold, Richard Avedon o Andy Warhol dialogano con pezzi di costume e estratti filmati per offrire sguardi complementari, intimi e talvolta contraddittori, su un percorso artistico spesso semplificato. Piuttosto che limitarsi alla figura mitica, la scenografia mette l'interpretazione al primo piano: ritroviamo estratti e riferimenti a film come Quando la città dorme, A qualcuno piace caldo, Fermata d'autobus o Gli spostati, che mostrano la gamma drammatica e comica di un'attrice capace di superare il ruolo di “pin-up”. Come sottolinea la curatrice Florence Tissot, l'obiettivo della retrospettiva è «ristabilire la dimensione di interprete» confrontando il visitatore con prove tangibili del lavoro di Monroe. La visita prosegue con una sequenza contemporanea, un'installazione ispirata alla cultura ballroom, che illumina l'eredità postuma di Marilyn e il modo in cui la sua immagine è stata trasformata e sfruttata dopo la sua scomparsa. Il percorso, allo stesso tempo documentato e sensoriale, offre ai cinefili come ai curiosi un ritratto ricco e sfumato, capace di rinnovare il nostro sguardo su una figura troppo spesso ridotta alla sola immagine.
L'attrice al lavoro: l'interpretazione al centro
Dalla pin-up parodica all’attrice d’eccezione Monroe è più conosciuta per le fotografie che per i suoi film. La mostra rovescia questa gerarchia ponendo le sue performance cinematografiche in primo piano. Già in Quando la città dorme di John Huston del 1950, la sua gamma emozionale supera quella degli altri attori, nonostante la brevità delle sue apparizioni. L’idea che Monroe interpretasse solo “se stessa” nasconde un lavoro di composizione autentico: preparazione accurata dei ruoli, sfumature sottili rispetto all’immagine attesa della star, formazione recitativa. In A qualcuno piace caldo di Billy Wilder del 1955 fornisce la versione più parodica della pin-up. In Fermata d’autobus di Joshua Logan del 1956 accede a un registro più sfumato. Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks del 1953 conferma che interpreta e pensa i suoi personaggi molto al di là del cliché. Eve Arnold (1912-2012), Marilyn Monroe nel deserto del Nevada che ripassa le battute per ‘The Misfits’, 1960 La fotografia mostra Monroe da sola nel deserto del Nevada, assorta nella rilettura del copione, un microfono a asta sopra di lei. Il paesaggio arido si estende dietro di lei sotto un cielo nuvoloso. L’attrice indossa un abbigliamento semplice, lontano dall’immagine glamour associata alla sua persona pubblica. Arnold, una delle poche fotografe in cui Monroe aveva fiducia dal 1951, aveva accesso esclusivo alle riprese de Gli spostati. L’attrice attraversava un periodo fragile, con aborti spontanei, dipendenza da farmaci, disgregazione del matrimonio con Arthur Miller. Questo scatto incarna l’approccio della mostra: rivelare l’attrice al lavoro dietro l’icona mediatica. La composizione, figura solitaria in un paesaggio immenso, traduce visivamente l’isolamento e la determinazione di un’attrice che cercava di dimostrare il proprio valore accanto a Clark Gable e Montgomery Clift. Come sottolinea Florence Tissot, curatrice della mostra, abolire la distinzione tra essere e interpretare per molto tempo ha squalificato Monroe come interprete. «Marilyn Monroe: 100 anni!» alla Cinémathèque française restituisce questa dimensione confrontando lo spettatore con le tracce concrete di un sapere poco conosciuto.
Domande frequenti
Quali sono le date e dove si svolge la mostra?
«Marilyn Monroe: 100 anni!» si tiene dall’8 aprile al 26 luglio 2026 alla Cinémathèque française, 51 Rue de Bercy, 75012 Parigi. È una retrospettiva per il centenario che rimette l’attrice al centro della narrazione, tra costumi originali, ritratti ed estratti cinematografici.
Quali sono gli orari di apertura e quanto tempo richiede la visita?
La visita completa dura circa 1h30. La Cinémathèque è aperta: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 12:00 alle 19:00; sabato e domenica dalle 11:00 alle 20:00. Durante le vacanze scolastiche e i giorni festivi è aperta anch’essa dalle 11:00 alle 20:00. Chiusura martedì, 1° maggio e 25 dicembre.
Qual è il prezzo del biglietto e dove si acquistano?
Il biglietto adulto costa 14 €. I biglietti sono in vendita...
Come si raggiunge la Cinémathèque e la mostra è accessibile alle persone con mobilità ridotta?
Accesso facile con i trasporti: metropolitana linee 6 e 14 (fermata "Bercy") e diverse linee di autobus servono il quartiere. La Cinémathèque è accessibile: tutti i piani sono serviti da ascensore; sedie a rotelle e bastoni sono forniti gratuitamente su richiesta. Le reception dispongono di loop audio; segnali acustici, guide, linee a terra e mappe tattili facilitano la visita. Per domande sull’accessibilità: accessibilite@cinematheque.fr.
Le leggende del sistema delle star: credenze e realtà
Finzioni promozionali, ambizioni in contrasto e mito postumo La mostra esamina i racconti che hanno costruito l’immagine di Monroe fin dai suoi inizi. Nel 1945, diventare modella le permette di divorziare e sfuggire alla condizione operaia. In meno di un anno appare in numerose copertine di riviste. La Fox riprende questo ideale di pin-up spontanea nei suoi primi film. Queste finzioni promozionali, riciclate dai primi biografi, precedono spesso i fatti. Le ambizioni artistiche dell’attrice coincidono con un peggioramento della sua immagine pubblica. La sua volontà di ottenere ruoli impegnativi, primo tra tutti Fermata d’autobus, si scontra con un Hollywood che preferisce l’immagine docile all’attrice ambiziosa. Questa lotta alimenta le leggende, amplificate dalla sua morte improvvisa a trentasei anni e dalla dispersione dei suoi archivi. Un catalogo di 296 pagine, diretto da Florence Tissot e pubblicato da GrandPalaisRmn Éditions, accompagna la mostra con contributi di James Naremore e Richard Dyer. Richard Avedon (1923-2004), Marilyn Monroe, actriz, New York, 6 maggio 1957, stampa gelatina argentica Documenti rari dimostrano che questi racconti dicono più sulle aspettative del pubblico e degli studios che sulla donna stessa. La molteplicità dei fantasmi funziona come uno specchio rivolto allo spettatore. L’installazione finale ricorda che il mito perdura, alimentato da un accesso difficile agli archivi e dalla persistente fascinazione per la scomparsa di una giovane donna di trentasei anni.
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