K-Beauty
Exposition - Culture coréenne

K-Beauty - Beauté coréenne, de Joseon à la K‑pop

Au Musée Guimet, K-Beauty (18 mars-6 juillet 2026) révèle près de 300 ans de beauté coréenne : peintures, hanbok, objets rituels et influences jusqu'à la K-pop.

Musée Guimet

Musée Guimet 6 Place d'Iéna 75116 Paris

18 mars 2026 — 06 juil. 2026

Aperto tutti i giorni tranne il martedì - dalle 10 alle 18. Chiusura casse: 17:15; ultimo accesso: 17:30 (ogni uscita è definitiva). Chiuso il 1º maggio, il 25 dicembre e il 1º gennaio.

K‑Beauty: un viaggio spettacolare da Joseon alla K‑pop

Dal 18 marzo al 6 luglio 2026, il Musée Guimet presenta « K‑Beauty », una mostra che ripercorre quasi tre secoli di estetica coreana. Antichi dipinti, tessuti, oggetti rituali e creazioni contemporanee dialogano per far percepire le radici storiche dell’onda K‑pop e dell’industria cosmetica moderna.

La mostra si propone di mostrare come un identico equilibrio tra naturalezza e raffinatezza abbia attraversato le epoche, dai canoni di corte Joseon alle norme estetiche globalizzate di oggi.

Il percorso riunisce un insieme denso di opere: ritratti e dipinti, abiti e hanbok, contenitori e oggetti di toilette, oltre a creazioni contemporanee che rendono tangibile la continuità e la trasformazione dei codici della bellezza coreana.

Tra i prestiti e le collezioni presentate figurano istituzioni internazionali e coreane - il Museo nazionale di Corea, il Victoria and Albert Museum e il MMCA di Seul completano i fondi del Guimet -, conferendo all’insieme un’ampiezza rara fuori dalla Corea.

Il percorso mette inoltre a confronto pezzi storici e proposte contemporanee, in particolare creazioni di Lee Young‑hee, per mostrare come il patrimonio tessile ispiri ancora la creazione attuale.

La scenografia segue una logica cronologica e tematica: l’apertura sulla fine dell’era Joseon e i Miindo (ritratti di bellezze) posa le basi, prima di evocare le pratiche di toilette e i rimedi tradizionali, poi le mutazioni del XX secolo e la nascita della K-Beauty moderna - fino all’eco delle forme patrimoniali come il vaso-luna nel design dei packaging.

Esporre tante archivi e prestiti internazionali nel cuore del Musée Guimet è un’occasione preziosa per percepire, in un unico percorso, le risonanze tra storia, artigianato e cultura popolare. È un invito - erudito ma accessibile - a riscoprire la Corea attraverso la lente dell’estetica e della cura.

Perché andare

Al Musée Guimet, dal 18 marzo al 6 luglio 2026, « K‑Beauty - Bellezza coreana, da Joseon alla K‑pop » presenta quasi tre secoli di estetica coreana. Dipinti, hanbok, oggetti rituali e pezzi contemporanei dialogano per far sentire la continuità e la trasformazione dei canoni di bellezza.

Un panorama storico e continuo. Il percorso abbraccia quasi tre secoli - dalla fine dell’era Joseon alle estetiche contemporanee - e si apre sui Miindo (ritratti di bellezze), prima di ripercorrere pratiche di toilette, acconciature, rimedi e mutamenti dell’hanbok: una lettura cronologica che dà senso alle forme odierne.
Prestiti internazionali e ampiezza museale. Il dialogo tra le collezioni del Guimet e i prestiti prestigiosi - Museo Nazionale di Corea, Victoria and Albert Museum, MMCA di Seul - offre un confronto raro di opere raramente viste insieme, che arricchisce la lettura storica e visiva della mostra.
Oggetti e gesti che parlano. Manoscritti di cura, contenitori ispirati al vaso-luna, hanbok e ceramiche - compresa la pratica esigente di Kwon Dae-sup - oltre a creazioni contemporanee (tra cui pezzi di Lee Young-hee) rendono tangibili i saperi e i rituali della cura.
Vedere la K‑Beauty come fenomeno culturale. Piuttosto che un semplice catalogo di tendenze, la mostra mostra come canoni patrimoniali, design del packaging e pratiche estetiche hanno nutrito cinema, moda e K-pop, offrendo una chiave per comprendere la portata culturale e storica della « K‑Beauty ».

Le bellezze di Joseon

Ritratti di donne e canoni estetici della corte coreana Il percorso si apre alla fine dell’era Joseon. Le donne dell’alta società vivevano allora recluse in appartamenti separati, nascoste allo sguardo.

Nel XVIII secolo, però, diventano soggetto di romanzi e di un genere pittorico inedito: i Miindo, o ritratti di bellezze.

Attribuito a Kim Hong-do (1745–1814?), Donna che si pettina, seconda metà del XVIII secolo, colore su carta, 24,7 × 26,0 cm Museo dell’Università Nazionale di Seul Shin Yun-bok, detto Hyewon, forgia l’emblema di una bellezza distintamente coreana rappresentando le cortigiane gisaeng attraverso una lente maschile e trasgressiva.

Queste donne socialmente emarginate sfoggiano un incarnato più truccato, copricapi eccentrici e abiti colorati. La sua linea fluida e i colori delicati infondono sensualità e modernità alla pittura di genere.

I canoni Joseon, forgiati tra equilibrio e virtù, continuano a nutrire la cultura popolare coreana. Il fotografo Kim Jung-man dialoga con questo patrimonio nella sua serie Le donne di Shin Yun-bok (2014).

Norigae del XIX secolo, pendenti ornamentali dalla donazione Lee Young-hee, completano l’insieme. La stilista (1936–2018) realizza repliche di hanbok in seta ispirate ai Miindo.

Fa del costume tradizionale un terreno di trasmissione e sperimentazione. Questo patrimonio visivo si estende fino al webtoon La Manche Rouge, dove la Corea del re Jeongjo (1752–1800) adotta codici contemporanei.

Nota della redazione

La redazione raccomanda con calore questa mostra: sobria e generosa, fa emergere con delicatezza i gesti, i materiali e i volti che fondano un’estetica viva. La scenografia, di elegante misura, lascia spazio all’emozione e alla maestria — si esce da ogni sala con la sensazione di aver toccato con mano una tradizione che continua a risplendere oggi.

Imperdibile per chi vuole capire la bellezza come eredità culturale e forza creativa, questo percorso illumina lo sguardo e invita a condividerlo. Andateci senza esitazione, ne uscirete rapiti.

Cosmetici e rimedi: l’arte della cura

Dalle pratiche di toilette Joseon alle scoperte archeologiche Il visitatore entra poi nell’universo dei cosmetici e dei rimedi. Già dalla fine del Quattrocento, manuali educativi destinati alle donne di corte descrivono pratiche di toilette, acconciature e profumi.

Influenzata da un neoconfucianesimo rigoroso, la bellezza coreana privilegia una carnagione chiara, capelli curati e abluzioni quotidiane. 1613 Data di compilazione del Donguibogam, grande trattato medico dell’era Joseon Il gyubang, spazio riservato alle donne nella casa tradizionale, ospita una cultura materiale raffinata.

Il Donguibogam, compilato dal medico Heo Jun, raccoglie ricette a base di erbe, diagnosi e preparazioni aromatiche. Questo trattato illumina il legame tra salute ed estetica nella Corea pre-moderna.

Lee Young-hee (1936–2018), Miindo hanbok, anni ’90, replica di hanbok in seta ispirata al dipinto Miindo di Shin Yun-bok Questo costume fa parte del lavoro di ricostruzione storica di Lee Young-hee, che ha studiato metodicamente gli abiti del periodo Joseon per creare repliche fedeli in materiali nobili.

La stilista ha iniziato le sue presentazioni internazionali nel 1993, diventando la prima stilista coreana a partecipare al prêt-à-porter parigino. Nel 2019, sua figlia ha donato quasi 1.300 pezzi al Musée Guimet, costituendo la più grande collezione di tessuti coreani al di fuori della Corea.

Il Miindo hanbok trasforma in seta i canoni estetici della fine del diciottesimo secolo Joseon, rendendo il costume tradizionale un ponte tra patrimonio antico e creazione contemporanea. La capigliatura segnala lo status sociale.

Pettini, forcine binyeo, oli profumati e piante come il sesamo nero accompagnano i gesti quotidiani. Specchi da tasca, ciprie laccate e cofanetti compartimentati compongono un insieme delicato.

I loro materiali evolvono dal celadon dell’era Goryeo (918–1392) alle prime scatole di cartone degli anni 1920.

Domande frequenti

Quali sono le date e gli orari della mostra?

La mostra K‑Beauty si tiene dal 18 marzo al 6 luglio 2026 al Musée Guimet. Il museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10 alle 18; le casse chiudono alle 17:15 e l’ultimo accesso è alle 17:30 (ogni uscita è definitiva). Il museo è chiuso il 1º maggio, 25 dicembre e 1º gennaio.

Quanto tempo prevedere per la visita e cosa include il biglietto?

Prevedi circa 45 minuti per la visita della mostra temporanea K‑Beauty. Il biglietto include anche l’accesso alle collezioni permanenti (per le quali è necessario calcolare circa 1h30 aggiuntive) e resta valido senza limitazioni di tempo nella giornata.

Come arrivare al Musée Guimet e quali sono le opzioni di accesso adatte?

Il Musée Guimet si trova al 6 place d’Iéna, 75116 Parigi. Con i trasporti: metro linea 9 (stazione Iéna) e linea 6 (stazione Boissière) - da notare che queste stazioni non dispongono di ascensori; RER C (stazione Pont de l’Alma); bus linee 32, 63, 82 (fermata Iéna) e linee 22, 30 (fermata Kléber‑Boissière). Tutte le linee di autobus che servono il museo sono accessibili alle persone in sedia a rotelle. In auto: parcheggio coperto a pagamento Kléber‑Longchamp (65 avenue Kléber) e posti riservati disponibili nelle vicinanze.

Cosa si vede nella mostra e perché andarci?

K‑Beauty traccia quasi tre secoli di estetica coreana: dai Miindo - ritratti di bellezze della fine dell’era Joseon - alle pratiche di cura e contenitori ispirati al vaso-luna, passando per l’hanbok e creazioni contemporanee (citando in particolare pezzi di Lee Young-hee e il dialogo con la ceramica di Kwon Dae-sup). Il percorso riunisce dipinti, tessuti, oggetti rituali e prestiti internazionali (Museo nazionale di Corea, Victoria and Albert Museum, MMCA di Seul) per mostrare la continuità e la trasformazione dei canoni estetici, e spiegare in che modo queste radici nutrano la moda, il cinema e la K-pop di oggi.

Bellezza in mutamento, nascita della k-beauty

Dal movimento della Nuova Donna all’onda Hallyu. Il ventesimo secolo sconvolge i codici estetici coreani. Le donne del movimento della Nuova Donna accorciano i capelli sotto l'influsso delle garçonne occidentali, mentre l'hanbok si modernizza.

Dopo la Guerra di Corea (1950–1953), la moda occidentale si impone e convive con la bellezza tradizionale. Già dagli anni 1880, la fotografia mette in scena l'eleganza coreana.

Il fondo Louis Marin del Musée Guimet conserva ritratti in studio dove costume tradizionale e accessori europei si affiancano. I dipinti di Kim Eun-ho (1892–1979) e Kim In-soong (1911–2001) accostano eredità locali e influenze occidentali.

Il film My Sassy Girl (2001) popolarizza l'immagine di una mascolinità curata in Corea del Sud, accelerando la diffusione internazionale dei codici della K-beauty. Kim In-soong (1911–2001), Listening, 1966, Seul, museo nazionale d'Arte moderna e contemporanea della Corea. Formato in Giappone negli anni Trenta, Kim In-soong è uno dei primi pittori a olio della Corea del Sud.

In Listening, egli accosta elementi tipicamente coreani – mobilio tradizionale e giara-luna – e oggetti occidentali come un giradischi e vinili. Questa tela crea un’identità coreana rinnovata, cogliendo il delicato equilibrio tra estetica antica e influenze esterne che caratterizza la Corea del dopoguerra.

Pronti per la visita?

Organizza la tua visita prenotando i biglietti salta fila e scegli l’orario che preferisci.

Prenota i tuoi bigliettiBiglietteria ufficiale
Da scoprire anche

Mostre simili

Esplora tutto il catalogo