Jo Ractliffe. En ces lieux
Exposition

Jo Ractliffe. En ces lieux

Au Jeu de Paume, « Jo Ractliffe. En ces lieux » offre une rétrospective saisissante: 40 ans de photos en noir et blanc où le paysage devient mémoire vive.

Jeu de Paume

1 Place de la Concorde, 75001 Paris

30 janv. 2026 — 24 mai 2026

Lunedì: chiuso. Martedì: 11:00 - 21:00 (serale). Mercoledì a domenica: 11:00 - 19:00. Ultimo ingresso: 1 ora prima della chiusura. Chiusure eccezionali: 1° maggio e 14 luglio.

La mostra

La retrospettiva di Jo Ractliffe: le sue fotografie in bianco e nero trasformano il paesaggio sudafricano in un archivio vibrante dove assenza e memoria si leggono nella materia. Sobrie, distanziate e profondamente sensibili, queste immagini invitano a una passeggiata attenta che illumina quanto ossessiona.

Dal 30 gennaio al 24 maggio 2026, il Jeu de Paume dedica una retrospettiva alla fotografa sudafricana Jo Ractliffe. "Jo Ractliffe. In questi luoghi" sviluppa quattro decenni di creazione attraverso dodici sezioni cronologiche. Nata a Città del Capo nel 1961, l'artista indaga i paesaggi plasmati dall'apartheid, dalle guerre regionali e dagli spostamenti forzati. Le sue immagini in bianco e nero rivelano ciò che il territorio conserva quando la violenza smette di essere visibile.

Perché andare

Al Jeu de Paume, «Jo Ractliffe. In questi luoghi» offre una retrospettiva sensibile e rigorosa della fotografa sudafricana, fino al 24 maggio 2026. Il percorso, strutturato in dodici sezioni, propone una traversata cronologica del suo sguardo dal 1982 alle serie più recenti.

Quattro decenni in prospettiva. La mostra riunisce dodici sezioni cronologiche, dalle prime immagini del 1982 alle serie recenti, e consente di seguire la costruzione paziente di uno sguardo unico sul territorio sudafricano.
Il paesaggio come archivio vivente. Al centro della mostra, Ractliffe mostra come il paesaggio conserva le tracce dell'apartheid, delle guerre regionali e degli spostamenti forzati: stigmi discreti che diventano il racconto stesso della storia.
Una poetica del bianco e nero e delle forme. La monocromia domina l'accostamento delle opere, dai fotomontaggi e litografie di Nadir alle stampe digitali baryta di Landscaping, rivelando texture, volumi e temporalità con elegante sobrietà.
Un'esperienza scenografica e le voci dell'artista. L'allestimento essenziale del Jeu de Paume pone le immagini a un’altezza di attenzione; i testi scritti da Jo Ractliffe accompagnano ogni sezione e offrono un commento intimo sul processo, in un luogo centrale (Jeu de Paume, 1 Place de la Concorde, Parigi) accessibile soprattutto durante la serata del martedì.

Un viaggio attraverso quattro decenni di fotografia

Dalle strade sudafricane degli anni '80 ai giardini comunitari di oggi Il percorso di "Jo Ractliffe. In questi luoghi" al Jeu de Paume guida il visitatore dalle prime fotografie del 1982 fino alle serie più recenti. Questa traversata cronologica svela la costruzione paziente di uno sguardo singolare sul territorio sudafricano e i suoi margini. Le prime sale raccolgono immagini scattate sulle strade del paese negli anni '80. La serie Nadir (1986, 1988) segna una rottura. L'artista vi compone fotomontaggi riprodotti in litografia, popolati da cani randagi, strumenti di controllo poliziesco tanto quanto figure di libertà anarchica. L’atmosfera oppressiva dell’apartheid permea ogni immagine senza che la violenza appaia frontalmente. Jo Ractliffe, Nadir 14, 1988, litografia fotografica serigrafata. Con reShooting Diana (1990, 1999), Jo Ractliffe percorre strade secondarie con una fotocamera giocattolo di plastica. Sfocature e fughe di luce trasformano le periferie in territori enigmatici. Il percorso prosegue in Angola. Terreno Ocupado (2007) immerge nel caos di Luanda, città animata dall’energia dei primi tempi postbellici. As Terras do Fim do Mundo (2009, 2010) esplora il sud del paese in compagnia di ex soldati. Fosse comuni di Cassinga, strade minate, campi deserti: domina il silenzio. The Borderlands (2011, 2013) estende questa indagine a Riemvasmaak, Pomfret e Schmidtsdrift, ex zone di guarnigione. Le serie recenti Landscaping (2022, 2024) e The Garden (2024, 2026) chiudono il percorso. La prima osserva i segni dell’industria sulla costa sudafricana. La seconda documenta giardini creati dagli abitanti, gesti di resistenza e radicamento.

Nota della redazione

Ciò che Jo Ractliffe propone qui è di una forza discreta: i suoi bianchi e neri, di elegante austerità, fanno parlare il paesaggio, dalle cicatrici diventano racconti, il silenzio prende la voce degli assenti e la materia fotografica si fa archivio vivente. L’allestimento lascia respirare le immagini e le parole dell’artista apportano una chiarezza intima che trasforma lo sguardo in esperienza.

La raccomandiamo caldamente: una mostra che colpisce quanto insegna, da vedere assolutamente.

Il paesaggio come archivio delle violenze invisibili

Quando l'assenza diventa motivo centrale di un’archeologia visiva Al cuore della mostra c’è una convinzione: il paesaggio non è mai neutro. Porta con sé la memoria delle violenze passate e degli spostamenti forzati. Jo Ractliffe trasforma il territorio in archivio vivente dove il passato persiste come tracce appena percepibili. L’assenza è motivo centrale di questo approccio. Le immagini non mostrano guerra o repressione frontalmente. Catturano ciò che resta quando l’evento è finito: un terreno incolto, una miniera dismessa, un sentiero che non porta più da nessuna parte. Il visitatore ricostruisce mentalmente ciò che manca. Il senso emerge dal vuoto e dal silenzio. Jo Ractliffe, On the road to Cuito Cuanavale IV, 2010, stampa gelatino-argentica d’epoca. Questa fotografia appartiene alla serie As Terras do Fim do Mundo (2009, 2010), realizzata durante il seguire di ex soldati sulle strade della guerra civile angolana e della «Border War» sudafricana. Cuito Cuanavale fu teatro, nel 1987 e 1988, di una delle più grandi battaglie di carri armati del continente africano. Le forze governative angolane, sostenute da Cuba, affrontarono i ribelli dell’UNITA appoggiati dall’esercito sudafricano. Ractliffe esplora qui ciò che definisce il «paesaggio come patologia»: il modo in cui la violenza passata si manifesta nel territorio presente. Le sue fotografie rivelano echi fantasmatici del trauma in paesaggi dove nulla, apparentemente, tradisce il fragore di un tempo. Da questo dialogo tra immagine e territorio nasce un’archeologia visiva singolare. L’artista non cerca la prova documentale, ma la risonanza: ciò che persiste nella materia del terreno e dei sentieri quando i protagonisti sono scomparsi.

Domande frequenti

Quali sono le date e il luogo della mostra?

«Jo Ractliffe. In questi luoghi» si tiene dal 30 gennaio al 24 maggio 2026 al Jeu de Paume, 1 Place de la Concorde, 75001 Parigi.

Quali sono gli orari di apertura e la politica di accesso?

Il Jeu de Paume è chiuso il lunedì. Apertura: martedì 11:00 - 21:00 (serale); da mercoledì a domenica 11:00 - 19:00. L’ultimo ingresso è 1 ora prima della chiusura. Chiusure eccezionali: 1° maggio e 14 luglio.

Quanto costa l’ingresso e come ottenere un biglietto?

Tariffa intera: 12 €. Biglietto Giovani, Studenti (18-24 anni): 7,50 €, valido solo dal martedì al venerdì (informazioni fornite da Jeu de Paume). Si consiglia l’acquisto online.

Cosa propone la mostra e perché andarci?

Il Jeu de Paume presenta una retrospettiva che copre quattro decenni di fotografia in bianco e nero, organizzata in dodici sezioni cronologiche. Il percorso, dalle prime immagini del 1982 alle serie recenti come Landscaping (2022, 2024), esplora come il paesaggio porti la memoria delle violenze dell’apartheid, delle guerre regionali e degli spostamenti forzati. L’allestimento sobrio e i testi scritti da Jo Ractliffe che accompagnano ogni sezione offrono un’esperienza attenta e sensibile, un’occasione rara per misurare la forza poetica di uno sguardo paziente sul territorio sudafricano.

Una poetica del bianco e nero e dell'obliquo

Quarant’anni di ricerca formale al servizio del senso Jo Ractliffe adotta un’estetica sobria e distanziata che percorre tutta la mostra. Il bianco e nero domina, dai fotomontaggi di Nadir alle stampe digitali baryta di Landscaping. Questa monocromia cancella i colori per meglio rivelare texture, volumi e contrasti del paesaggio. Rinforza un senso di estraneità e temporalità sospesa. Le tecniche variano nel corso dei decenni. Litografie e composizioni per Nadir. Diana in plastica, con i suoi limiti voluti, per reShooting Diana. Stampe gelatino-argentiche d’epoca per le serie angolane. Stampe digitali baryta per Landscaping. Questa varietà di procedimenti traduce la ricerca costante di un linguaggio adatto a ogni territorio esplorato. La scelta del mezzo contribuisce al senso: la sfocatura del Diana incarna l’instabilità della transizione democratica, mentre la precisione delle stampe argentiche radica i paesaggi angolani in una realtà documentaria. L’allestimento, essenziale, lascia respirare ogni immagine. Le serie si susseguono senza sovraccarico visivo. Il visitatore deve avvicinarsi per distinguere i segni discreti, un’ombra, una traccia sul terreno, un oggetto abbandonato, che rivelano una storia più ampia. I testi scritti dall’artista accompagnano ogni sezione. Offrono un commento personale sul processo creativo e il contesto delle riprese, evitando spiegazioni didattiche a favore della confidenza. Questa sobrietà formale contrasta con la densità emotiva dei soggetti. Crea una tensione feconda tra trattenimento e intensità. Curata da Pia Viewing, questa retrospettiva trasforma la distanza in strumento di comprensione. Jo Ractliffe, Donkey, Pomfret, 2011, stampa gelatino-argentica.

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