La mostra
Chiaroscuro alla Bourse de Commerce offre un percorso immersivo intorno al chiaroscuro, riunendo un centinaio di opere della Collezione Pinault. Sotto la direzione artistica di Emma Lavigne, pitture, sculture, video e installazioni dialogano per restituire all’ombra la sua potenza drammatica, una mostra da vedere per chi desidera vivere la luce in maniera diversa.
La mostra «Chiaroscuro» alla Bourse de Commerce riunisce dal 4 marzo al 24 agosto 2026 un centinaio di opere della Collezione Pinault, alcune moderne esposte per la prima volta. Il percorso attraversa l’eredità del chiaroscuro attraverso pitture, sculture, video e installazioni di circa venti artisti. Eredi del Caravaggio e della sua drammaturgia delle ombre, gli artisti raccolti qui abbracciano la notte per resistere a ciò che Emma Lavigne, direttrice generale della Collezione Pinault e curatrice della mostra, identifica come l’eccesso di luce e di sentimenti fittizi della nostra epoca. Dall’oscurità del seminterrato alla luce dei piani superiori, cinque sezioni tematiche si dipanano come capitoli in cui il visibile affronta l’invisibile, dalla ricostruzione digitale della casa di Goya ai rituali algoritmici di Pierre Huyghe.
Perché andare
Immersione sensoriale al cuore della Bourse de Commerce, «Chiaroscuro» (4 marzo - 24 agosto 2026) mette in luce l’eredità del chiaroscuro attraverso un percorso che unisce storia e contemporaneità. Pitture, sculture, video e installazioni compongono un itinerario in cinque sezioni dove il visibile incrocia l’invisibile.
Favole crepuscolari: Victor Man e l’eredità di Goya
Dipinti ai confini del visibile e dell’intimo, tra le tenebre del Greco e il vertigine contemporaneo La Galleria 3, interamente dedicata a Victor Man (nato nel 1974), forma una mostra nella mostra. Il pittore rumeno vi espone le sue tele in una penombra verde acqua attraversata da spettri e apparizioni. Le sue figure enigmatiche giocano su forze contraddittorie tra quotidiano e universale, seduzione pittorica e ossessione della morte. Titiriteros (2023) riprende un soggetto celebre del Greco, Fabula (1580), il cui significato religioso o pagano si è perso nel corso dei secoli. 100 opere della Collezione Pinault riunite nel percorso Victor Man (nato nel 1974), Titiriteros, 2023, olio su cartone, 60 × 84 cm. Il titolo spagnolo evoca burattinai che tirano i fili. Tre figure si chinano attorno a un bagliore in una tavolozza crepuscolare tinta da iconografia religiosa ed estetica surrealista. I dipinti di Victor Man formano un repertorio di favole, ritratti e vanità contemporanee dove coabitano l’attrazione della pittura seduttrice e l’ossessione per il nulla. Apparizioni emergono in una notte verde acqua attraversata dai fantasmi di Goya: Victor Man dipinge alla soglia del visibile. Nello Studio, al seminterrato, Philippe Parreno (nato nel 1964) immerge il visitatore ne La Quinta del Sordo (2021): la “casa del sordo” di Goya, dove il pittore spagnolo aveva dipinto mostri e streghe sulle pareti, rinasce in modellazione 3D. Luce radente, scricchiolii del parquet, suoni fantasma, il film in scatola nera fa riaffiorare le figure tormentate delle Pinturas negras. L’Auditorium prosegue questa discesa con Melted into the Sun (2024) di Saodat Ismailova (nata nel 1981), viaggio visivo tra le ombre di una memoria ancestrale uzbeka, dove mondi visibili e invisibili si confondono.
Nota della redazione
Usciamo da Clair‑obscur con la sensazione di aver partecipato a una veglia intima: l’oscurità avvolge, la luce scolpisce e ogni opera diventa la scena di un’emozione precisa — è un percorso sensoriale che risveglia lo sguardo e ricollega il presente a intensità dimenticate.
Per chi desidera esperire l’arte piuttosto che analizzarla, è un appuntamento imprescindibile; andateci per lasciarvi sorprendere, tornare abitati e vedere la luce in modo diverso.
La rotonda, teatro di un rituale metafisico
Camata, il rituale funebre algoritmico di Pierre Huyghe ai confini del Cile Sotto la cupola zenitale della Rotonda, Pierre Huyghe (nato nel 1962) presenta con maestosità Camata (2024), superproduzione concettuale girata nel cuore del deserto di Atacama, in Cile, dove l’artista ha stabilito il suo rifugio. Tutto parte da uno scheletro affiorante nella terra arida, scoperto circa dieci anni fa. Gli archeologi lo hanno datato per assicurarsi che non fosse un prigioniero politico della dittatura: era in realtà un minatore dei primi del Novecento, probabilmente smarrito mentre cercava la sua miniera di salnitro. ️ Il deserto di Atacama, il più antico e arido del pianeta, è anche il sito dei più grandi telescopi al mondo. La NASA lo usa per testare strumenti di rilevazione della vita su esopianeti. È in questo interstizio tra suolo e cosmo che riposa lo scheletro al cuore dell’opera. Questo scheletro ha a lungo ossessionato l’immaginario di Huyghe prima di diventare soggetto, o destinatario, di una cerimonia di un altro tempo. Un robot sciamano si prende cura di queste ossa abbandonate alla sabbia e alle stelle. Le braccia meccaniche orchestrano una serie di gesti enigmatici: depongono sfere di cristallo, echi del Sole e della Luna, strane campanelle o alcune delle meteoriti di cui il deserto è ricco, gli atacamiti. Per Emma Lavigne, curatrice della mostra, questo rituale metafisico mette in discussione il posto dell’uomo in un momento in cui l’umanità sembra esistere solo in modo residuo, in un interstizio tra cielo e terra. Pierre Huyghe (nato nel 1962), Camata, 2024, robotica alimentata da apprendimento automatico, film autogenerato edito in tempo reale, suono, sensori Il film autogenerato si riconfigura in tempo reale mediante algoritmi di apprendimento automatico. Le due braccia articolate, alimentate da pannelli solari, manipolano con delicatezza sfere di vetro e amuleti attorno al corpo, compiendo uno «scambio simbolico ed enigmatico tra l’inesistente e il scomparso». Sensori nello spazio di proiezione regolano il ritmo delle immagini in base al numero di visitatori, rendendo ogni sessione unica. Presentata per la prima volta durante la mostra «Liminal» alla Punta della Dogana a Venezia nel 2024, Camata trova sotto la cupola della Bourse de Commerce una nuova risonanza, amplificata dall’acustica circolare della Rotonda. A partire dal mese di giugno, la scultura di nebbia Cloud #07150 di Fujiko Nakaya (nata nel 1933) prende il posto nella Rotonda. Un sistema di pompe ad alta pressione e file di ugelli emette microgocce d’acqua identiche a quelle della nebbia naturale. Lo spazio circolare si riempie di una densa nuvola bianca dove i visitatori appaiono e scompaiono.
Domande frequenti
Quali sono le date e gli orari della mostra «Chiaroscuro» alla Bourse de Commerce?
«Chiaroscuro» si tiene dal 4 marzo al 24 agosto 2026 alla Bourse de Commerce, Collezione Pinault. Orari di apertura: lunedì, mercoledì e giovedì dalle 11:00 alle 19:00; venerdì dalle 11:00 alle 21:00 (serale); sabato e domenica dalle 11:00 alle 19:00. La struttura è chiusa il martedì e il 1° maggio. Una serata serale gratuita si tiene ogni primo sabato del mese, dalle 17:00 alle 21:00.
Dove si trova la Bourse de Commerce e come si raggiunge con i mezzi pubblici?
La Bourse de Commerce si trova in 2 rue de Viarmes, 75001 Parigi. In metropolitana: linea 1 (stazioni Louvre, Rivoli), linea 4 (Les Halles) e linee 7, 11, 14 (Châtelet). In RER: linee A, B e D, fermate Châtelet, Les Halles (circa 5 minuti a piedi). Sono inoltre presenti collegamenti autobus nell’area.
Quanto costa l’ingresso e sono previste agevolazioni o gratuità?
Il prezzo intero indicato è di 15 €. Inoltre, la Bourse de Commerce offre serate serali gratuite il primo sabato di ogni mese (dalle 17:00 alle 21:00). L’accesso è gratuito per i visitatori con disabilità e i loro accompagnatori, secondo le modalità del luogo.
Quali opere o punti forti della mostra non bisognerebbe perdere?
Il percorso vale soprattutto per i suoi momenti spettacolari e la messa in scena: la Rotonda ospita Camata (Pierre Huyghe, 2024), rituale metafisico girato nel deserto di Atacama; la Galleria 3 è interamente dedicata a Victor Man e ai suoi dipinti in penombra; in Galleria 5, Fire Woman (Bill Viola, 2005) offre una presenza video monumentale; intorno alla Rotonda, Axial Age di Sigmar Polke e la ricostruzione digitale della casa di Goya sono tra i momenti salienti. Queste tappe traducono con finezza l’eredità del chiaroscuro tra storia e contemporaneità.
Risorgenze alchimiche: da Polke ai mausolei dorati
Axial Age di Sigmar Polke: nove pannelli monumentali tra figure mitologiche e materiali preziosi Intorno alla Rotonda, in un continuo brusio e sussurro, Laura Lamiel (nata nel 1943) ha concepito una serie di installazioni specifiche per le vetrine storiche del Passage, un paesaggio tra il crepuscolo e la notte che prepara la discesa alla sezione «Notturno». In Galleria 2, Axial Age (2005, 2007) di Sigmar Polke (1941, 2010) rappresenta un punto culminante: nove pannelli monumentali realizzati per la 52ª Biennale di Venezia, le cui sfumature di bronzo traslucido celebrano un'età dell'oro dell'umanità. Figure mitologiche e simboli alchemici emergono o svaniscono a seconda della luce. La serie si ispira all’«età assiale» teorizzata dal filosofo Karl Jaspers: l'Antichità, tra l'800 e il 200 a.C., avrebbe costituito un periodo di straordinaria vitalità spirituale. Polke sovrappone materiali preziosi e prodotti fotosensibili, oro, argento, lapislazzuli, malachite, per creare una superficie viva. Ogni tela diventa un processo organico in cui si sovrappongono il sogno di un'età dell'oro e le incertezze del presente. Sigmar Polke (1941, 2010), Axial Age (dettaglio), 2005, 2007, 9 pannelli, resina artificiale, pigmento secco su tessuto, elemento: Deucalion's Flood, 2007, 480 × 900 cm Le installazioni di James Lee Byars (1932, 1997) compongono un mausoleo dorato nella stessa galleria. The Golden Tower (1974), cilindro ricoperto di foglie d'oro, si eleva come un asse che collega terra e cielo. Byars is Elephant (1997), opera ultima concepita al Cairo poco prima della sua scomparsa, unisce corda e tessuto dorato in una messa in scena funeraria. Tra dorature e oscurità, la Galleria 2 crea un dialogo tra splendore materiale e consapevolezza della finitezza.
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