1913-1923 : l'esprit du temps
Exposition, Arts d'Afrique et d'Océanie

1913-1923 : L'esprit du temps

Au musée du quai Branly, '1913-1923 : L'esprit du temps' (17 mars-20 sept. 2026) éclaire la décennie qui a vu entrer les arts d'Afrique et d'Océanie dans l'art.

Musée du quai Branly - Jacques Chirac (Galerie Marc Ladreit de Lacharrière)

37 Quai Jacques Chirac, 75007 Paris

17 mars 2026 — 20 sept. 2026

Chiuso il lunedì. Martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica: 10:30 - 19:00. Giovedì (serata): 10:30 - 22:00, ideale per una visita serale.

Da vedere, 1913-1923: Lo spirito del tempo (Musée du quai Branly)

Dal 17 marzo al 20 settembre 2026, la Galerie Marc Ladreit de Lacharrière del Musée du quai Branly, Jacques Chirac ospita “1913‑1923: Lo spirito del tempo”, una mostra che racconta il decennio in cui le arti dell’Africa e dell’Oceania sono passate dallo status di oggetti etnografici a quello di opere d’arte riconosciute. Un percorso documentato e vivido restituisce l’effervescenza artistica e gli incontri che hanno plasmato questo momento di svolta a Parigi.

Allestita in una galleria che si presta volentieri alla contemplazione, la mostra privilegia il racconto: lettere, archivi, fotografie d’epoca e sculture si rispondono per ricomporre, passo dopo passo, il percorso che ha condotto maschere e figure oceaniche nel cuore delle avanguardie parigine. Si segue la scena di Montparnasse, focolare di Derain, Vlaminck, Matisse e Picasso, fino a vetrine e salotti della riva destra, e si intuisce, attraverso documenti e immagini, l’ardente curiosità che trasformò lo sguardo di creatori e collezionisti. Piuttosto che allineare semplicemente capolavori, il percorso illumina attori e momenti decisivi: mercanti e galleristi come Joseph Brummer, Paul Guillaume o Charles Vignier, ma anche poeti e artisti, Apollinaire, Picasso, Matisse, che contribuirono a questo cambiamento. Vengono anche restituiti eventi fondativi, come la Prima esposizione d’arte negra e d’arte oceanica (Galerie Devambez, maggio 1919) e il prestito istituzionale al padiglione di Marsan, che segnano la transizione dal mercato privato alla consacrazione museale. Il percorso evoca anche i prestatori e interlocutori dell’epoca, André Level, Georges Menier, Léonce Rosenberg, Jacques Doucet, Henri Clouzot, la cui azione collettiva ha ridisegnato il paesaggio delle collezioni. Al visitatore che ama mostre che raccontano una storia, questo “1913‑1923” offre un’immersione documentata e sensuale: le immagini d’archivio restituiscono l’atmosfera degli atelier e delle gallerie, mentre sculture e oggetti, presentati con cura, testimoniano la forza formale e il potere di fascinazione che, un secolo fa, fecero cambiare il gusto occidentale. È un invito a rivedere i classici sotto una nuova luce e a prolungare la visita con la collezione permanente del museo, la Galerie Marc Ladreit de Lacharrière essendo idealmente situata per comporre un pomeriggio o una serata culturale (serata giovedì).

Perché andare

“1913‑1923: Lo spirito del tempo” racconta il decennio decisivo in cui maschere e sculture dell’Africa e dell’Oceania sono passate da oggetti etnografici a opere d’arte riconosciute. Installata nella Galerie Marc Ladreit de Lacharrière del Musée du quai Branly, Jacques Chirac (17 marzo-20 settembre 2026), la mostra unisce archivi, fotografie e opere per restituire vita a questo momento fondativo del Parigi delle avanguardie.

Un racconto storico vivo e documentato. Il percorso raccoglie lettere, fotografie d’epoca e sculture per ricostruire l’effervescenza artistica dal 1913 al 1923. Si segue passo dopo passo la mutazione dello sguardo occidentale attraverso documenti che rendono tangibili incontri, vetrine e atelier dove tutto si è giocato.
I protagonisti che hanno rivoluzionato il gusto. La mostra mette in scena mercanti, collezionisti e creatori, Joseph Brummer, Paul Guillaume, Charles Vignier, ma anche Picasso, Matisse o Apollinaire, e mostra come i loro scambi abbiano permesso alle forme africane e oceaniche di entrare nel campo dell’arte.
Momenti fondativi restituiti. Sono documentati eventi chiave come la Prima esposizione d’arte negra e d’arte oceanica (Galerie Devambez, 10-31 maggio 1919) e il prestito istituzionale al padiglione di Marsan, che illustrano la transizione dal mercato privato alla consacrazione museale. Vedere questi aspetti esposti fianco a fianco offre una prospettiva rara sulla costruzione delle collezioni.
Una visita pratica e completa. Installata al quai Branly (37 Quai Jacques Chirac) la Galerie Marc Ladreit de Lacharrière si combina facilmente con la collezione permanente del museo. Orari adatti (chiuso il lunedì, serata il giovedì fino alle 22), accesso tramite metro, RER e bus, e tariffa adulta indicata a 14 € rendono la scoperta facile e compatibile con un’uscita serale.

1911‑1913: Da Montparnasse alla riva destra

Il percorso si apre con il Montparnasse dei primissimi del XX secolo, un magnete per le avanguardie dove l’incontro con le forme scolpite d’Africa ha profondamente rivoluzionato la pratica pittorica. Qui Derain, Vlaminck, Matisse e Picasso scoprono volumi e ritmi nuovi che irrigano immediatamente i loro atelier.

Questa sezione restituisce, con eleganza e precisione, l’istante in cui le forme africane entrano nel campo visivo degli artisti d’avanguardia. Attraverso oggetti, fotografie di atelier e documenti d’epoca, si misura come queste sculture, statuette, maschere e figure siano state osservate, collezionate e reinterpretate su cavalletti e negli atelier. Il percorso ricorda che Picasso acquistò, probabilmente, i suoi primi oggetti da Émile Heymann, mercante in rue de Rennes, e che Matisse possedeva già nel 1906 una statuetta vili del Congo che traspose in uno dei suoi dipinti: tracce palpabili di questo scambio. Piuttosto che allineare pezzi, la scenografia mette a confronto opere e fonti, taccuini, lettere, fotografie, che raccontano il gesto e l’attenzione degli artisti. Per il visitatore è un piacere raro: vedere nello stesso luogo le forme che hanno ispirato dipinti divenuti mitici e capire, passo dopo passo, la genealogia di un gusto nuovo. Un'introduzione ideale per chi desidera seguire poi la traiettoria di questi oggetti verso la riva destra e le gallerie parigine.

Nota della redazione

Si esce da questa mostra con lo sguardo trasformato: il decennio si fa carne e voce, gli incontri tra artisti, mercanti e oggetti prendono vita con una chiarezza e un calore rari. La scenografia, attenta e vibrante, rende tangibile il cambio storico e offre momenti di pura emozione in cui ogni scultura o documento illumina una svolta nel gusto.

È un appuntamento imprescindibile per chi vuole capire perché e come le arti d’Africa e d’Oceania sono diventate opere — un’esperienza intellettuale e sensibile che merita pienamente lo spostamento.

1914-1918: Gli anni di Paul Guillaume

L’ascesa fulminante di un mercante visionario Nulla predispose Paul Guillaume alla sua carriera di mercante d’arte. Impiegato presso un rivenditore di pneumatici in avenue de la Grande Armée, decora le vetrine con statuette africane inviate dai produttori di caucciù. Apollinaire le nota e, colpito dal giovane, lo presenta nel 1912 a Joseph Brummer. Guillaume gli fornisce sculture del Gabon e della Costa d’Avorio, acquistate tramite annunci su riviste coloniali. Nello stesso anno, fonda la Société d’Art et d’Archéologie nègre e, nel 1914, apre una galleria in rue de Miromesnil. 63 Esemplari di Sculptures nègres, opera pubblicata da Guillaume e Apollinaire nel 1917 La sua ascesa è fulminante. Fornisce una ventina di opere alla Galerie 291 di New York, diretta da Alfred Stieglitz e Marius de Zayas, per la prima mostra dedicata esclusivamente alle arti classiche africane. Nel 1916, l’associazione Lyre et Palette ospita in uno studio soffocante di Montparnasse una mostra significativa: pitture d’avanguardia e sculture africane e oceaniche sono presentate per la loro dimensione artistica. Tutta Parigi vi accorre al suono delle melodie di Erik Satie e delle poesie di Jean Cocteau. Nel 1917, Guillaume e Apollinaire pubblicano Sculptures nègres, composto da ventiquattro tavole fotografiche. L’anno seguente nasce la rivista Les Arts à Paris, che diffonde il discorso su queste arti oltre il circolo degli iniziati. Maschera d’mba, Baga, Guinea, XIX secolo, legno (Afzelia africana), inv. 71.1902.38.1, Dono Paul Brocard La maschera di spalle d’mba è una delle forme scultoree più spettacolari dell’arte africana. Questa maschera monumentale, indossata sulle spalle da un danzatore il cui corpo era nascosto sotto una voluminosa gonna di fibre vegetali, rappresenta una figura femminile dal seno prosperoso, incarnazione dell’ideale femminile baga: bellezza fisica, fertilità e comportamento misurato. La danza maestosa della maschera d’mba la rendeva un vero ambasciatore del villaggio, invocato per attirare benedizioni e abbondanza durante le cerimonie comunitarie. Le antiche maschere d’mba, diventate estremamente rare dopo la loro scomparsa negli anni Cinquanta sotto il regime di Sékou Touré, sono tra le icone dell’arte africana classica. Se ne contano solo una quindicina di esemplari antichi nelle collezioni pubbliche e private nel mondo. Quella del museo del quai Branly, scelta per il manifesto della mostra, testimonia la potenza plastica di tali creazioni che hanno profondamente influenzato gli artisti d’avanguardia.

Domande frequenti

Quando e dove si svolge la mostra “1913-1923: Lo spirito del tempo”?

Dal 17 marzo al 20 settembre 2026, la presentazione ha luogo nella Galerie Marc Ladreit de Lacharrière del Musée du quai Branly, Jacques Chirac, 37 Quai Jacques Chirac, 75007 Parigi.

Quali sono gli orari di apertura e quanto tempo è necessario prevedere per la visita?

Il museo è chiuso il lunedì. Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10:30-19:00. Giovedì: 10:30-22:00 (serale), un orario ideale per una visita serale. Contate circa 1-1,5 ore per visitare la mostra “1913-1923: Lo spirito del tempo”. Il biglietto dà anche accesso alle collezioni permanenti, per le quali è necessario prevedere almeno 1,5 ore in più se si vuole estendere la scoperta.

Come si acquista un biglietto e qual è il costo?

I biglietti sono disponibili. Il biglietto dà accesso alla mostra temporanea e alla collezione permanente. L’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni, i cittadini dell’Unione europea da 18 a 25 anni, i visitatori con disabilità e i titolari del Pass Education.

Come raggiungere il museo e quali mezzi di trasporto usare?

Il museo è facilmente raggiungibile: metro Linea 6 (fermata Bir‑Hakeim); Linea 9 (fermate Alma‑Marceau o Iéna); RER C (fermate Pont de l’Alma o Champ de Mars, Tour Eiffel). Diverse linee di bus servono la zona. L’indirizzo esatto: Musée du quai Branly, Jacques Chirac, 37 Quai Jacques Chirac, 75007 Parigi.

1919-1923: Dalla Galerie Devambez al Louvre

Dal mercato privato al riconoscimento istituzionale Dal 10 al 31 maggio 1919, Paul Guillaume organizza alla galleria Devambez, 43 boulevard Malesherbes, la Prima mostra d’arte nera e arte oceanica. Vi sono esposte centonquarantasette opere, di cui una ventina dall’Oceania. La maggior parte appartiene a Guillaume, ma il cerchio dei prestatori si è allargato: André Level, il musicista Georges Menier, il gallerista Léonce Rosenberg e Jacques Doucet. Henri Clouzot e Level firmano il catalogo e nello stesso anno pubblicano L’Art nègre et l’Art océanien, un’opera di duecento pagine illustrata con quaranta tavole. ️ L’interesse si diffonde negli Stati Uniti. Nel 1923, Guillaume vende una trentina di oggetti al collezionista americano Albert Barnes. Nello stesso anno, il conservatore del museo delle Arti decorative, Louis Metman, organizza al padiglione di Marsan del Louvre la mostra Arte indigena delle colonie francesi e del Congo Belga. André Level ne è il curatore. 1.450 Pezzi riuniti al padiglione di Marsan nel 1923, evento prolungato di un mese Millequattrocentocinquanta pezzi provenienti da quarantasei prestatori privati e sei pubblici sono raccolti. Il successo è tale che l’evento, previsto dal 9 novembre al 30 dicembre, viene prolungato di un mese. «1913-1923: lo spirito del tempo» al Musée du quai Branly, Jacques Chirac mette in luce il duplice sguardo, estetico ed etnografico, rivolto a questi oggetti alla soglia di una profonda mutazione del mercato dell’arte. Statua guardiano di reliquiario Kota, Gabon, XIX secolo, legno, rame, ottone, ferro, ex collezione Paul Guillaume, Dono Domenica Walter-Guillaume

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